Turismo sostenibile e certificazioni ambientali: cosa cambia per agenzie e tour operator nel 2025
Il 2025 non è l'anno in cui il turismo sostenibile diventa una tendenza da comunicazione. È l'anno in cui diventa una variabile operativa con conseguenze concrete su contratti, cataloghi, rapporti con i fornitori e, in alcuni casi, obblighi normativi. Le agenzie di viaggio e i tour operator italiani che ancora trattano la sostenibilità come un tema di brand rischiano di trovarsi impreparati su più fronti contemporaneamente.
Da un lato, l'Unione Europea ha ampliato il perimetro degli obblighi di rendicontazione ambientale — con effetti che, attraverso la catena del valore, arrivano anche al settore turistico. Dall'altro, le principali certificazioni internazionali di sostenibilità per strutture ricettive e operatori turistici stanno aggiornando i propri standard. Nel mezzo, una domanda crescente da parte di segmenti di clientela aziendali che ora richiedono documentazione ambientale come condizione d'acquisto, non come optional.
Il contesto normativo europeo: CSRD e catena del valore turistica
La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), entrata in vigore progressivamente dal 2024, introduce obblighi di rendicontazione non finanziaria secondo gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS). La prima wave, dal 1° gennaio 2024, ha coinvolto le grandi imprese di interesse pubblico (quotate, banche, assicurazioni) già soggette alla precedente direttiva NFRD con oltre 500 dipendenti. Una seconda ondata, dal 1° gennaio 2025, ha esteso l'obbligo alle grandi imprese non ancora soggette alla NFRD. Il quadro è in ulteriore evoluzione per effetto del pacchetto Omnibus adottato a inizio 2026, che ha ridisegnato alcune soglie dimensionali per le ondate successive.
Il meccanismo di propagazione lungo la catena del valore è il punto critico per il settore turistico. Le grandi aziende soggette alla CSRD devono rendicontare anche le emissioni indirette (cosiddette Scope 3), che includono i viaggi d'affari dei propri dipendenti. Questo crea un effetto a cascata: le imprese con obblighi CSRD iniziano a richiedere ai propri fornitori di servizi di viaggio — agenzie incluse — dati sulle emissioni associate ai viaggi organizzati. Chi non riesce a fornire questi dati rischia di perdere contratti con clientela corporate.
Per un'agenzia di viaggio che lavora con aziende medio-grandi, il problema si pone già oggi in modo concreto: il cliente chiede la carbon footprint del volo prenotato, del trasferimento da aeroporto, del soggiorno in hotel. La risposta "non abbiamo questo dato" non è più neutrale: è un segnale di inadeguatezza operativa.
Cosa devono raccogliere le agenzie
Non si tratta di diventare esperti di climatologia aziendale. Si tratta di strutturare il flusso informativo in modo da poter rispondere a tre domande operative:
- Quali emissioni di CO₂ sono associate a ogni componente del servizio (volo, hotel, trasporto terrestre)?
- Il fornitore utilizzato dispone di certificazione ambientale verificabile da terzi?
- Come si documenta la scelta di un fornitore certificato rispetto a uno non certificato?
Le fonti di dati esistono: ICAO Carbon Emissions Calculator per i voli, i database delle catene alberghiere aderenti a standard come Green Key o EarthCheck, le schede tecniche di autonoleggiatori con flotte elettriche o ibride. Il problema non è la disponibilità del dato, ma la mancanza di un processo sistematico per raccoglierlo e associarlo a ogni pratica.
Le principali certificazioni di sostenibilità per strutture ricettive: aggiornamenti 2025
Il panorama delle certificazioni ambientali per strutture ricettive è frammentato, ma alcuni standard hanno raggiunto una diffusione sufficiente da diventare riferimenti di mercato.
Green Key
Green Key è lo standard più diffuso a livello globale per l'ospitalità sostenibile: a luglio 2025 il programma conta oltre 9.000 strutture certificate in più di 90 paesi. Nel corso del 2025 l'organizzazione ha lavorato allo sviluppo di criteri aggiornati, che entreranno in vigore dal 1° ottobre 2026 per allinearsi agli standard ISO e ai requisiti della normativa UE anti-greenwashing. Per le agenzie che inseriscono strutture Green Key nei propri cataloghi, è importante verificare la validità e l'anno dell'ultima ispezione al momento della contrattualizzazione.
Inserire questa verifica nel processo di contrattualizzazione con le strutture è una misura di tutela semplice ma spesso ignorata: strutture che esibiscono loghi di certificazione scaduta sono ancora frequenti, e in caso di contestazione da parte del cliente il tour operator risponde in prima persona.
EarthCheck
EarthCheck è lo standard tecnico di riferimento per resort e strutture di fascia alta, con una metodologia di benchmarking su consumi energetici, idrici ed emissioni. Nel 2025 ha ampliato significativamente la propria presenza in area mediterranea, con nuove certificazioni in Grecia, Croazia e Turchia — mercati di punta per i tour operator italiani.
Per gli operatori che costruiscono pacchetti su destinazioni mediterranee, l'inclusione di strutture EarthCheck certificate sta diventando un elemento di differenziazione nei confronti della clientela nordeuropea, in particolare tedesca e olandese, dove la sensibilità ambientale si traduce già in preferenza d'acquisto documentata.
Travelife
Travelife è lo schema di certificazione specificamente pensato per agenzie di viaggio e tour operator — non per le strutture ricettive, ma per l'operatore stesso. Il sistema è gestito da ABTA nel mercato britannico e sta guadagnando terreno anche tra gli operatori italiani, soprattutto quelli con clientela internazionale o che partecipano a bandi pubblici.
La certificazione Travelife per operatori valuta politiche interne (uso energetico degli uffici, gestione dei rifiuti), la selezione dei fornitori e la comunicazione ai clienti. Il processo richiede tipicamente diversi mesi dalla registrazione al rilascio. Chi lo avvia oggi può raggiungere la certificazione entro fine 2025 o inizio 2026.
La domanda dei clienti: segmenti e comportamenti reali
Distinguere tra domanda percepita e domanda reale è essenziale per non disperdere risorse. I dati di mercato disponibili indicano un quadro sfumato.
Il segmento corporate è quello dove la sostenibilità si traduce più rapidamente in criteri d'acquisto vincolanti. Le Travel Policy aziendali di grandi gruppi industriali e finanziari includono già, in quota crescente, preferenze per vettori con politiche SAF (Sustainable Aviation Fuel) documentate, strutture con certificazione ambientale e limiti di emissione per trasferimento. Il primo GBTA Sustainability Benchmark (2024), sviluppato con Accenture, misura la maturità climatica delle aziende su scala 0-5 e rileva uno score medio globale di 1,3/5, confermando che, pur in presenza di impegni dichiarati, la trasformazione in pratiche operative concrete è ancora parziale — il che rende particolarmente rilevante per le agenzie sapersi posizionare come partner capaci di fornire dati e soluzioni concrete.
Il segmento leisure presenta invece una segmentazione interna marcata. Le ricerche disponibili mostrano che una quota significativa di viaggiatori europei dichiara di considerare importante la sostenibilità nella scelta della vacanza, ma il gap tra intenzione dichiarata e comportamento d'acquisto resta ampio, e varia significativamente per fascia d'età, livello d'istruzione e provenienza geografica.
Per le agenzie italiane, la lettura operativa è la seguente: sul leisure di massa, la certificazione ambientale è ancora prevalentemente uno strumento di comunicazione e differenziazione, non ancora un fattore determinante nel processo d'acquisto. Sul corporate e sul luxury/esperienziale, il livello di ingaggio è già concreto e tende ad aumentare.
Greenwashing: il rischio legale che molte agenzie sottovalutano
Nel febbraio 2024 l'Unione Europea ha adottato la Direttiva 2024/825/UE, nota come «Empowering Consumers for the Green Transition» (ECGT), che stabilisce criteri stringenti per le dichiarazioni ambientali rivolte ai consumatori. La direttiva, che gli stati membri devono recepire entro il 27 marzo 2026 con applicazione dal 27 settembre 2026, vieta dichiarazioni generiche come "eco-friendly", "verde" o "rispettoso dell'ambiente" a meno che non siano supportate da prove verificabili. Va notato che la separata proposta di «Green Claims Directive» — uno strumento di armonizzazione più ampio — è stata ritirata dalla Commissione nel giugno 2025, ma questo non modifica l'obbligo derivante dalla Direttiva ECGT, che rimane pienamente in vigore.
Per le agenzie di viaggio, questo si traduce in un rischio concreto legato alla comunicazione di catalogo e sito web. Termini come "viaggio sostenibile", "pacchetto green" o "turismo responsabile" usati senza documentazione a supporto potrebbero configurare pratiche commerciali scorrette ai sensi della direttiva, con possibili sanzioni e azioni legali da parte di associazioni di consumatori.
Il consiglio pratico è duplice. Primo: fare un audit della comunicazione esistente — sito web, brochure, email di vendita — e rimuovere o qualificare ogni affermazione ambientale non documentata. Secondo: stabilire un processo interno per cui qualsiasi attributo di sostenibilità comunicato al cliente corrisponda a una certificazione verificabile del fornitore, conservata in archivio.
Non è un esercizio di compliance formale: è una misura di tutela contrattuale nei confronti di un quadro normativo che si fa più stringente.
Cosa cambia operativamente per agenzie e tour operator
Riassumendo il quadro, le implicazioni operative per chi opera nel settore sono le seguenti.
Sul fronte della contrattualizzazione con i fornitori: inserire clausole che richiedano comunicazione tempestiva di variazioni nello status di certificazione ambientale. Una struttura che perde la certificazione Green Key dopo la firma del contratto genera un problema di comunicazione verso il cliente che il contratto deve poter gestire.
Sul fronte del catalogo e della scheda prodotto: distinguere tra strutture con certificazione verificata e strutture che adottano pratiche sostenibili non certificate. La distinzione è sostanziale e legalmente rilevante. Usare linguaggio preciso: "certificata Green Key fino al [anno]" invece di "eco-friendly".
Sul fronte della clientela corporate: attrezzarsi per rispondere a richieste di dati sulle emissioni. Anche soluzioni semplici — come l'adozione di un foglio di calcolo standardizzato con i fattori di emissione per tipologia di servizio — rappresentano un passo concreto rispetto al non avere nulla.
Sul fronte della formazione interna: il tema della sostenibilità richiede competenze specifiche che non si acquisiscono per osmosi. Investire in formazione su certificazioni, normativa ambientale e comunicazione responsabile è una scelta con ritorno misurabile, soprattutto per chi lavora con segmenti corporate o con operatori incoming da mercati nordeuropei.
I gestionali moderni possono supportare parte di questo percorso: associare attributi di certificazione alle schede fornitore, tracciare le preferenze ambientali dei clienti nelle anagrafiche, documentare le scelte fatte in fase di preventivazione. TripMaster, ad esempio, consente di gestire schede fornitore con campi personalizzabili che possono includere lo stato e la scadenza delle certificazioni ambientali, rendendole verificabili al momento della costruzione del pacchetto.
Prospettive: il 2025 come anno di transizione
Il turismo sostenibile nel 2025 non è ancora un campo con regole uniformi e applicate in modo omogeneo. Ma la direzione è chiara e la velocità di cambiamento è aumentata rispetto agli anni precedenti, spinta contemporaneamente dalla regolamentazione europea, dall'evoluzione delle Travel Policy corporate e dall'aggiornamento degli standard di certificazione.
Per le agenzie e gli operatori italiani, il rischio non è di perdere clienti domani mattina per non avere una certificazione Travelife. Il rischio è di arrivare impreparati a un cambiamento che sta già avvenendo nel segmento corporate e che nel giro di tre-quattro anni si estenderà in modo più pervasivo anche al leisure.
Fare un inventario delle certificazioni dei propri fornitori, rivedere la comunicazione ambientale, avviare — se appropriato — il processo di certificazione dell'agenzia stessa: sono passi che richiedono tempo e risorse moderate, ma che costruiscono una posizione competitiva solida prima che diventino un obbligo di sopravvivenza.